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Cosa mangiamo adesso e cosa consumeremo in futuro?

Cosa mangiamo adesso e cosa consumeremo in futuro?

cosa mangeremo

Un’indagine Coop per Expo in 8 paesi fotografa la situazione e rivela i segreti

Italia, Germania, Regno Unito, Stati Uniti, Russia, Cina, India e Brasile: sono queste le nazionalità messe a confronto in un’indagine dedicata al cibo firmata da Coop e Doxa. Grazie a 6.400 interviste  a un campione di persone tra i 18 e i 54 si è creata una mappa delle tendenze alimentari in questi Paesi. Osservando la composizione del menu si evidenzia che i carboidrati vincono in Italia, mentre la carne è al top in Brasile e come molti i tabù siano destinati a cadere come il consumo di insetti, carne sintetica, ogm. I timori comunque non mancano, per esempio quelli relativi al controllo della sicurezza alimentare e al costo.

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Alla domanda “solitamente quante volte a settimana consumi…” gli italiani hanno risposto soprattutto carboidrati e frutta, mentre uova e pesce sono in fondo alla classifica (1,5 e 1, 6 giorni a settimana rispettivamente), in Germania trionfa la frutta, seguita da formaggi e latticini a parimerito con la verdura. Basso il consumo di carboidrati in UK e USA, mentre anche per Cina, India e Brasile sono uno degli alimenti principali. In Russia si mangiano troppi dolci, seguiti dalla carne il cui consumo è elevato anche in Brasile e Cina. In India la religione si fa sentire: si consuma pochissima carne.

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Per gli italiani il cibo è piacere oltre che nutrimento e convivialità. Il 34% del campione – che ha potuto indicare tre preferenze – lo associa anche a salute/dieta, mentre solo per l’1% esiste un legame con la tecnologia. Anche Germania e Brasile puntano alla convivialità, mentre negli USA e in Russia predomina il significato di nutrimento, seguito dal piacere. In Cina piacere e convivialità sono stati scelti solo rispettivamente dal 26 e 20% degli intervistati. In India prevale la salute, ma una percentuale importante attribuisce al cibo un senso religioso/tradizionale (in Italia è il 21%).

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Se consideriamo la curiosità nei confronti di altre cucine, in Italia siamo più conservatori. Poco più della metà degli intervistati consuma cibo etnico qualche volta, mentre addirittura il 32% li evita. Anche il Brasile è conservatore e ciò rispecchia di contro i Paesi in cui prevale molto la tradizione. In India la maggior parte ci va qualche volta, mentre tra “mai” e “spesso” il campione di riferimento è diviso a metà. Inghilterra e Germania sono i Paesi più aperti agli altri piatti.

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Anche i tabù alimentari sembrano cadere, in misura diversa. Gli italiani non escludono di poter mangiare cibi da aromatizzare, ibridi e alghe. Gli insetti sembrano ormai “sdoganati” e il 44% non li esclude del tutto. In Germania questa percentuale sale al 60%. In UK, oltre agli ibridi e al cibo da aromatizzare – abbastanza possibili per tutti gli Stati coinvolti – gli intervistati sono favorevoli ai prodotti da laboratorio e GM. Cina, Brasile e India sono più propensi e aperti.

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Oggi i cittadini valutano di più la freschezza, gli aspetti organolettici, mentre domani vincerà la velocità di preparazione

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Le paure più grandi? La manipolazione del cibo è al primo posto, seguita da inquinamento e costo. La carenza delle risorse sembra preoccupare meno e coinvolge molto di più la sensibilità del Brasile. La Cina è preoccupata di più per l’inquinamento. Italia, UK, India e Germania per la manipolazione, negli USA si temono i costi.